


La Spezia - Prima il fuoco. E subito dopo l'acqua, tantissima. Nel giro di dieci giorni gli uomini del Corpo forestale dello Stato che presidiano il territorio spezzino hanno dovuto far fronte a due emergenze opposte. Il 15 ottobre divampava il peggior incendio dell'anno, con le fiamme nate appena sopra l'abitato di Riomaggiore. Il 25 dello stesso mese una quantità di pioggia inaudita precipitava su Monterosso, Vernazza, Pignone, Borghetto Vara, Brugnato, Rocchetta, Calice al Cornoviglio e l'alta Val di Magra, dando origine ad un evento alluvionale di proporzioni secolari.Per più di un mese, quasi tutti gli uomini del Corpo forestale sono stati impegnati, notte e giorno, nelle operazioni di soccorso e aiuto alle popolazioni colpite.
Oltre all’impegno sul fronte delle operazioni di soccorso effettuate unitamente a tutte le altre forze di protezione civile, alla Forestale sono stati affidati il coordinamento tecnico, sotto la direzione della prefettura, del Centro operativo misto di Borghetto Vara (coordinato dalla dottoressa Roberta Carpanese per la prefettura e dal comandante provinciale della Forestale Benito Castiglia), istituito presso la sede forestale del Nos, ed il Centro operativo avanzato di Vernazza (coordinatore per la prefettura Giuseppe La Rosa, coordinatore vicario il vice comandante della Forestale Pierluca Domenichini). "Riguardando oggi i dati, quello che colpisce - afferma il comandante provinciale Benito Castiglia - è la concomitanza tra la campagna estiva antincendio e l'arrivo dell'emergenza alluvione, causata da un fenomeno con punte di 560 mm di pioggia, che statisticamente non si ripeterà per secoli. Senza fare allarmismi, però, dobbiamo anche registrare il dato che dal 2009 in poi, prima con l'alluvione del Magra, poi con le bombe d'acqua su Porto Venere e nuovamente la Val di Magra, e infine con l'ultimo evento dello scorso ottobre, il territorio ha dovuto far fronte periodicamente con precipitazioni eccezionali, concentrate in brevi periodi". Con interventi tanto impegnativi e ravvicinati, la macchina d'intervento è stata messa a dura prova. Ma la risposta è stata molto positiva. Il numero degli incendi (52) è tornato su livelli standard, complice la scarsità delle piogge, dopo che lo scorso anno era sceso a 16, a causa di un'estate che era stata viceversa decisamente piovosa. Il numero dei roghi che si innescano in maniera accidentale è una percentuale minima, vicina al 2 per cento, gli altri si dividono equamente tra dolosi e colposi. Quello che arma la mano di chi appicca il fuoco volontariamente è spesso la ripicca verso il vicino, la volontà di vedere la macchina dei soccorsi entrare in azione o la sfida al sistema, il tentativo di rivalsa verso lo Stato. Quasi mai si tratta di veri e propri piromani, clinicamente parlando, di autocombustione - impossibile a certe latitudini - o di cittadini che bruciano la vegetazione per poter edificare una casa, visto che la legge impone dei vincoli a tutte le aree boschive andate in cenere. Quello che giustifica la valutazione positiva dell'operato 2011 da parte del comando provinciale è la riduzione della superficie media di ogni incendio, scesa a 0,8 ettari. "Questo dato - spiega il vice comandante Pierluca Domenichini - indica l'ottimo livello di tempestività di intervento ed efficienza raggiunto dal sistema antincendio, formato in maniera omogenea dal coordinamento delle nostre forze sparse sul territorio, dai Vigili del fuoco, dai volontari e da tutte le forze dell'ordine che si occupano a vario titolo della viabilità e dell'incolumità degli abitanti". Il contenimento della superficie degli incendi, in un territorio dove il terreno boschivo è oltre il 65 per cento del totale è comprensibilmente uno degli aspetti più importanti delle operazioni ed è stato ottenuto con anni e anni di collaborazione ed esercitazioni.
"Uno dei punti di forza del sistema - prosegue il comandante Castiglia - consiste nella prevenzione attiva, costituita da squadre antincendio che pattugliano il territorio già armate di cisterne e strumentazione, per poter intervenire non appena si ha notizia di un focolaio. Se dovessimo contattare i volontari nelle loro case, la perdita di tempo lascerebbe alle fiamme un margine difficile da colmare". Sono circa 400 i volontari iscritti nelle liste della Forestale e duecento di questi costituiscono lo "zoccolo duro", prendendo parte alla metà degli interventi di spegnimento di una stagione. Molto più ridotto è il numero degli agenti del Corpo forestale in forza nei comandi stazione sparsi sul territorio: La Spezia, sede anche del comando provinciale, Sarzana, Follo, Brugnato, Sesta Godano, Deiva Marina, Mattarana e Varese Ligure, cui vanno aggiunti il Cta del Parco nazionale delle Cinque Terre, collocato a Riomaggiore, e il Nucleo operativo speziale di Borghetto Vara, che nei giorni dell'alluvione è stato la sede del Centro operativo multiforze, dal quale sono state gestite le operazioni di soccorso per le popolazioni alluvionate. In tutta la provincia la Forestale dispone di una cinquantina di uomini, ma, come ammette il comandante, per operare al meglio ne servirebbero almeno altri venti.