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Sono due gli eventi sui quali voglio proporre una breve riflessione alle fine di un anno non facile per l'intero paese, per il mondo del lavoro e per le forze di polizia. Il primo riguarda la manifestazione tenuta dai sindacati del Cartello davanti a Montecitorio. Una bella iniziativa piena di contenuti anche se le nostre bandiere, i nostri cartelli, gli slogan, le maglie arancioni del Coordinamento Sicurezza UGL, più di altri hanno arricchito di colori, di freschezza di idee, un evento che rischiava di apparire stanco e retorico agli occhi dei tanti poliziotti che lontani da Roma capiscono sempre meno il senso di una protesta che non sembra scalfire le decisioni della politica. Com’è noto, il governo si era impegnato a trasformare in legge gli ordini del giorno con i quali si chiedeva di modificare l'art.9, comma 1, della 122/2010 (manovra finanziaria correttiva), che ha bloccato l'incremento retributivo anche per le forze di polizia, almeno per un triennio, ed operato tagli al sistema sicurezza per diversi miliardi. Le modifiche erano contenute in un pacchetto di norme ( cd. pacchetto sicurezza) che il Senato ha respinto, annotandole tra la categoria delle promesse politiche e relegando le forze di polizia nella generica categoria dei lavoratori pubblici.
La manifestazione non e' passata inosservata malgrado la giornata piena di proteste. I nostri hanno "sfondato" sia sotto il profilo mediatico sia sotto il profilo politico. Non abbiamo distrutto vetrine, ne assalito nessuno. Eppure il nostro dissenso e i nostri fischi hanno fatto molto male ai numerosi parlamentari, "finto solidaristici" che si sono succeduti. Il governo ci ha fatto sapere che a gennaio sarà in grado di accogliere le nostre sacrosante e legittime richieste. Io stesso e il segretario generale dell’UGL Giovanni Centrella abbiamo avuto contatti che fanno ben sperare nel felice esito della trattativa. La Confederazione non si è limitata agli slogan ma è scesa in campo a fianco ai lavoratori della sicurezza. Il secondo evento è la manifestazione del 14 dicembre e gli scontri di piazza. Non si è trattato del solito corteo che ha visto alcuni sparuti manifestanti esagerare nella protesta. E’ stato qualcosa di più strutturato, più pericoloso, più ideologico. Era evidente che vi fosse molto più di un tacito assenso tra tutti i manifestanti per quello che poteva accadere: nella testa di chi colpiva, era ben chiaro il mandato ricevuto. Le valutazioni dell’autorità giudiziaria hanno fatto il resto. Se la violenza è il linguaggio con il quale si decide il confronto, la politica, non le forze di polizia, è chiamata a dare le risposte richieste. Noi non siamo gli altri, quelli della curva opposta. Noi non siamo i nemici da combattere, ma una parte importante di questa società: ne esprimiamo i difetti e i valori, la voglia di cambiamento e d’innovazione. Per difetto di altri, invece, siamo chiamati spesso a svolgere funzioni che non ci appartengono, a contrapposizioni che ci danneggiano molto più di qualsiasi scontro, che ci separano dal mondo del lavoro e dei giovani, per i quali la nostra opera viene vista come esempio negativo di impegno sociale e civile. Occorre correre ai ripari, per costruire un dialogo che appare inevitabilmente interrotto. Questa sarà la principale sfida a cui dovremo rispondere, con coraggio.
PAOLO VARESI (Segretario Confederale UGL)